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30 novembre 2020

Budino al cioccolato e cachi:
ricetta facilissima

Ciao, carissimi lettori e carissime lettrici!

Ormai l'autunno è inoltrato, e nell'orto ci sono solo gli ortaggi della stagione fredda: cavoli, finocchi, cavolfiori, cardi, zucche e così via. Gli alberi da frutto ormai si sono spogliati delle loro vecchie foglie, in attesa di quelle nuove della primavera, e i loro rami si stagliano neri e nudi contro il cielo freddo e opalescente di dicembre. 

Ma c'è un albero che in questo periodo, pur essendo ormai privo di foglie, ci sta dando i suoi frutti: il cachi. I suoi doni sono pomi tondi di un bell'arancione allegro e festoso, una delle poche pennellate di colore nella vegetazione di questa stagione. Il cachi è originario della Cina, e i suoi frutti sono davvero un regalo prezioso, perché sono ricchi di sostanze che ci fanno bene: potassio, calcio, fosforo, vitamine A, B e C. Fra i loro benefici, rafforzano il sistema immunitario, prevengono le malattie cardiovascolari, sono lassativi e diuretici, e costituiscono una grande fonte di energia, adatta agli sportivi e ai bambini. Ma non a tutti piacciono questi bei frutti dalla consistenza fibrosa e un po' gelatinosa: spesso capita di vedere piante che ne sono cariche senza che nessuno li raccolga, anche perché non sempre è facile capire se sono al punto giusto di maturazione. Ma è proprio un peccato sprecare una simile ricchezza, e poi magari andare a comprare babane e avocadi che arrivano da chissà dove. 

Allora, per far sì che tutti – ma proprio tutti! – apprezzino questi frutti, si possono trasformare in... budino al cioccolato!

budino cachi e cioccolato
Ebbene sì: con i cachi si prepara un favoloso budino al cioccolato, che ha lo stesso gusto e la stessa consistenza soda di un budino «vero». Questa ricetta ha un ché di miracoloso... Per farla bastano due ingredienti: cachi e cacao amaro in polvere. E' di una semplicità disarmante: non so nemmeno se si possa definire propriamente una «ricetta». Comunque, si fa così:

Per 1 budino:
• 1 cachi maturo
• 1 cucchiaio di cacao amaro in polvere

Spelate i frutti e mettetene la polpa in un frullatore o mixer; aggiungete il cacao in polvere. Frullate per un minuto o due. Versate il composto in ciotoline o in bicchieri, e riponete in frigorifero. Dopo un'ora, i budini sono pronti. Sentirete che delizia! E' un modo furbo per mangiare o far mangiare i cachi anche a chi non li ama. E in più, questo budino è totalmente vegano e privo di zuccheri (se non ci aggiungete della panna montata...).

Provate e poi mi direte!

A presto!

17 ottobre 2020

Aspettando Halloween...

 ... non restiamo con le mani in mano!

Se ne avete il tempo e la voglia, che ne dite di cimentarvi in qualche lavoretto, giusto per cominciare a creare l'atmosfera adatta al periodo? 

amigurumi zucca fantasma

Qui di seguito trovate alcuni link che vi rimandano agli schemi per fare:

• il fantasmino amigurumi

• un bunting all'uncinetto con fantasmi, gatti neri, zucche e ragni

• la zucca amigurumi (versione semplice)

• un'altra zucca amigurumi (versione un po' più impegnativa)

Inoltre, se volete qualche ispirazione sul tema, ci sono anche una soffice sciarpa semplicissima da lavorare a maglia, un ricamino a punto croce con gatti neri zucche e cappelli da strega, e degli orecchini in fimo a forma di... indovinate un po'... ESATTO: di zucca!

halloween

• orecchini in fimo a forma di zucca

• cuscinetto ricamato in tema magico

• sciarpa di lana arancione

Ma che autunno sarebbe senza qualche buon piatto che scalda, nutre ma non appesantisce? Ecco allora qui due ricette a base di... Eh sì, proprio lei: la ZUCCA!

vellotata di zucca

• risotto alla zucca

• vellutata di zucca

Insomma, ecco qualche semplice spunto per prepararci ad Halloween. Sono piccole cose, ma la felicità, si sa, è fatta di piccole cose.

Buona festa!

05 settembre 2020

Passeggiata in montagna: il giro del lago di Ceresole Reale

Ceresole Reale

E' passato di nuovo tanto tempo dall'ultimo post, e combinazione anche quello riguardava una passeggiata nella natura. In questo periodo, poi, dopo la quarantena forzata, viene proprio voglia di stare all'aperto per respirare dell'aria pulita e fare movimento. Un po' per scelta e un po' per necessità, quest'anno io e il Pupo abbiamo deciso di non fare una lunga vacanza lontano da casa, bensì varie mini-vacanzine e gite di prossimità, soprattutto nella nostra bella regione, il Piemonte. Così ieri siamo andati a Ceresole Reale, in provincia di Torino, a respirare aria di montagna, fresca e pulita. 

Ceresole Reale

A Ceresole c'è un lago artificiale intorno al quale si può fare una gradevole passeggiata lunga 7,6 chilometri, tutta in piano e semplicissima, in parte su sterrato e in parte su asfalto. Vi si accede dal paese o poco più avanti, dal rifugio Massimo Mila, dove si trova un comodo parcheggio con bagni pubblici, anche per portatori di handicap; fra l'altro, il giro del lago si può fare anche con passeggino o in sedia a rotelle. 

Ceresole Reale
 

Si può percorrere in senso orario o antiorario, come si preferisce; noi abbiamo optato per il senso orario, in modo da camminare per la prima metà al sole (di mattina). Poco dopo l'inizio dell'anello, andando in senso orario, si passa sotto il paese e vicino a un'area picnic; superata la diga, la seconda metà del periplo è quasi tutta in ombra; da lì si diramano vari sentieri che s'inerpicano su per la montagna boscosa. In un'ora e tre quarti di camminata abbiamo finito il giro. 

Ceresole Reale
 

Avevamo intenzione di mangiare al rifugio Mila, ma i gestori ci hanno detto in modo spiccio che fino all'una e mezza non servivano il pranzo; devo ammettere che mi sarei aspettata un po' più di sollecitudine da parte loro, tipo dirci «se volete però vi possiamo preparare un panino»; invece ci hanno solo detto che bisognava prenotare per mangiare. Così siamo andati in paese, dove abbiamo trovato un risorantino pizzeria con dehors: la Lanterna del Duca. Abbiamo mangiato un'ottima polenta, io concia e il Pupo con i funghi (una porzione di polenta per 7 euro). Il servizio è decisamente spartano: fai l'ordinazione, ti siedi dove vuoi e quando chiamano il tuo numero vai a ritirare il pasto servito in vaschette di alluminio tipo Cuki con posate e bicchieri di plastica (non molto eco-friendly...). E la vista non è propriamente idilliaca: un campeggio squallido e maltenuto. Ma c'è poco da fare: Ceresole, per quanto carino, non è in Trentino-Alto Adige, quindi non aspettatevi fiori alle finestre, graziosi centrotavola, decorazioni in legno, cuscinetti rivestiti di belle stoffe, cura e pulizia. Tutto è tenuto non troppo bene, e per arrivare a Ceresole si passa per località davvero bruttine e raffazzonate; ma almeno il contesto naturale è bello e, se abitate vicino, una passeggiata intorno al lago, coronata da una buona polenta, è un modo piacevole per passare la giornata.

Ceresole Reale




19 ottobre 2017

Una passeggiata nell'Oasi Zegna

Ciao a tutti e ben ritrovati, dopo un altro bel po' di tempo che non scrivevo sul blog.
Oggi voglio parlarvi di un parco che ho scoperto da poco: l'Oasi Zegna (sito web qui; pagina Wikipedia qui). L'Oasi Zegna è un'area naturalistica in provincia di Biella, in Piemonte. Venne istituita dall'imprenditore Ermenegildo Zegna, da cui prende il nome, che fondò a Trivero la ditta Zegna, ma non solo: come altri industriali "illuminati" e "umanisti" dell'epoca (una razza ormai completamente estinta...), costruì le case per i dipendenti e un centro dedicato alla salute, alla formazione, allo sport e al tempo libero dei suoi concittadini. Oltre a tutto ciò, fece rimboschire le pendici della montagna, e da qui nacque l'Oasi Zegna.


Questo parco comprende svariati sentieri, di diverse lunghezze, gradi di difficoltà e altitudine. Non mancano, poi, le strutture ricettive: rifugi, alberghi, ristoranti, bar, ma anche birrifici e caseifici. Insomma, un bel modo per scoprire il territorio: passeggiare e gustarne i prodotti.
Così, sabato scorso io e il Pupo abbiamo deciso di andare all'Oasi Zegna per fare una prima passeggiatina "propedeutica", cioè una camminata breve e semplice per cominciare a studiare la zona, in vista di un trekking più impegnativo magari in primavera. Di domenica vengono organizzate molte passeggiate tematiche guidate, ma noi abbiamo preferito fare per conto nostro. Abbiamo scelto la Passeggiata dei Rododendri, breve (un'ora e mezza) e facile (percorribile anche da disabili in carrozzella e genitori con passeggini). Certo, in questa stagione i rododendri non sono fioriti, ma comunque la natura è bellissima, con i colori autunnali che tanto piacciono a me. In realtà, abbiamo trovato un po' confuso il sistema di indicazione dei sentieri, perché molti si intersecano fra loro o si sovrappongono per alcuni tratti. Infatti, all'inizio il sentiero che abbiamo percorso non era molto facile: era piuttosto ripido e di certo non adatto alle sedie a rotelle, dato che fondo era di terra, coperta da tantissimi ricci di castagne caduti.


Comunque, dopo poco il sentierino si è congiunto al vero percorso dei Rododendri, molto meno "selvaggio", ma comunque incantevole: il fondo era cementato e cintato da una staccionata.


In alcuni punti sembrava di essere quasi in un giardino giapponese (io li adoro!).



Ma tutt'intorno c'erano boschi montani molto misteriosi.


Finita la nostra passeggiata, siamo risaliti in auto, che avevamo lasciato a Trivero, e dopo pochi chilometri abbiamo trovato il Birrificio Jeb (sito web qui), un posticino davvero carino, praticamente su un tornante della strada che risaliva la montagna, un angolino tranquillo e un po' surreale. Ci siamo accomodati a un tavolone con panche all'aperto, sotto una tettoia, e abbiamo pranzato con tagliere misto (il Pupo) e una miaccia al formaggio (io), accompagnati ovviamente da due ottime birre artigianali – e lo dice una che non ama particolarmente la birra, ma dopo una passeggiata nella natura, sotto il sole, che cosa c'è di meglio?


La miaccia (v. qui), per chi non la conoscesse, è una specie di crêpe salata di farina bianca e gialla tipica della Valsesia e dei Walser, davvero squisita, che si può farcire con formaggi e affettati.
Bene, vi ho fatto venire voglia di fare una salto da queste parti? Spero di sì!
Alla prossima!

18 maggio 2017

Provati per voi: ristorante cinese
Chen Lon (Torino)

Bentrovati a tutti! Eccoci di nuovo alla rubrica Provati per voi.
Questa volta andiamo a mangiare in un ristorante cinese. «Sai che novità!» direte voi. E invece il Chen Lon è diverso da tutti i ristoranti cinesi che ho provato in Italia.



Tanto per cominciare, dimenticatevi arredamenti pacchiani, decorazioni ridondanti, luci fredde, discutibili gattini della fortuna, pannelli scolpiti in finto legno e acquari più o meno ornamentali. Questo ristorante si distingue subito per un ambiente dai colori neutri e caldi, con un arredo pulito e lineare, dal sapore quasi più giapponese che cinese. Anche l'apparecchiatura è più curata del solito, con finezze quali il poggia-bacchette.





Ma ciò che colpisce di più (e che mi ha fatto molto felice!) è che il menu non ha (soltanto) le consuete portate da ristorante cinese in Italia. Per chi desidera provare qualcosa di diverso dalla solita, micidiale trimurti «involtino primavera-riso cantonese-pollo con mandorle», magari coronata dal gelato fritto, qui c'è ampia scelta. Infatti troverete piatti particolari, regionali e di stagione. Inoltre, ci sono gli «speciali del mese», proposte davvero interessanti che cambiano di volta in volta: io e i miei commensali, per esempio, abbiamo ordinato un piatto di bambù da condividere; un amico della proprietaria lo coltiva a pochi chilometri da Torino, quindi non era un prodotto surgelato, e si sentiva: rondelle piuttosto croccanti dal gusto che ricordava un po' quello dei topinambur, davvero deliziose.
Come antipasto, ammetto che non mi sono subito lanciata in scelte temerarie, e ho optato per i ravioli alle verdure cotti al vapore, un piatto che prendo spesso al ristorante cinese. Ma è stato un buon modo per fare un raffronto con i «soliti» ravioli: questi erano... diversi: si capiva bene che la pasta era stata fatta a mano e le varie verdure avevano sapori più definiti, mentre spesso capita che il ripieno sia un miscuglio in cui non si distinguono i singoli ingredienti.


Come primo non ho potuto fare a meno di ordinare i noodles; non i soliti spaghetti di soia o di riso (che comunque mi piacciono molto), ma gli «spaghettoni» di grano tipo tagliatelle, fatti a mano, conditi con verdure miste: erano squisiti! La porzione era così abbondante che, trattandosi del pranzo, non ho ordinato altro, a parte un tè al gelsomino.
Però ho sbirciato i piatti dei miei commensali. Mia suocera ha ordinato l'anatra alla pechinese, che avrei volentieri spiluccato se non fosse che sono vegetariana (tanto più che anche quella era una mega-porzione!): aveva un aspetto davvero invitante, accompagnata da verdurine à la julienne e piccole crêpes di farina (credo) di riso.


Il Pupo, invece, ha «osato» ordinare le «teste di leone», che in realtà sono delle polpette di maiale, non di leone...
Il servizio mi è sembrato buono, non confusionario come capita talvolta nei ristoranti cinesi. I prezzi sono un pelino più alti della media, ma le porzioni sono abbondanti e poi i cibi sono davvero «cucinati», non solo tirati fuori dal congelatore, scaldati e poco altro. Ci tornerò di sicuro, anche per provare nuovi piatti, e ve lo consiglio caldamente.
A presto!

Ristorante cinese Chen Lon
via Principi d'Acaja 35 H, Torino
tel. 011 43 45 441
info@ristorantechenlon.it
aperto dal martedì alla domenica
pranzo 12-14.45, cena 19-23.30

© Le foto sono prese dal sito web del ristorante

01 febbraio 2015

Provati per voi: Voglia di Vino, Alba (CN)


Ciao a tutti! Come state? Io purtroppo sono sempre più assente dal blog, e mi dispiace molto; non solo non riesco a trovare il tempo di postare qualcosa di nuovo, me nemmeno riesco a leggere i vostri blog, e mi mancate! Ma oggi – approfittando di una breve pausa fra una pulizia, un bucato e il lavoro – vi voglio parlare di un grazioso posticino che ho «collaudato» ieri a pranzo. Si tratta del wine shop & bar Voglia di Vino, ad Alba (Cuneo). Il merito di aver scovato questo locale va al Pupo mio marito, che in questo è davvero un abilissimo segugio. Ieri siamo andati ad Alba per fare due passi per la cittadina e vedere la mostra sul pittore Felice Casorati alla Fondazione Ferrero (fino al 15 febbraio; link qui): se capitate da quelle parti, andate a vederla perché merita davvero. Ma anche Alba merita una visita, perché è una cittadina molto carina, con bei palazzi e magnifici bar pasticcerie vecchio stile; e poi ci sono i vini, i tartufi e la cioccolata. Voglia di Vino si trova in una viuzza tranquilla del centro storico di Alba. Il locale è moderno e trendy, ma non senz'anima, anzi! E' molto carino e luminoso, con pochi tavolini, pareti tappezzate di bottiglie, una proprietaria molto gentile e preparata e qualche piattino per togliersi la fame davvero buono. C'è molta attenzione alla provenienza dei prodotti, e la proprietaria sembra conoscere i nomi di tutti i suoi fornitori. Io ho preso una bresaola con insalatina e scaglie di grana che si scioglieva in bocca; l'olio era notevole. Il Pupo ha optato per il tris di antipasti: antipasto piemontese (o giardiniera che dir si voglia), insalata russa e vitello tonnato. Abbiamo bevuto un calice di squisito nebbiolo e per finire ci siamo presi una fett(on)a di torta alle nocciole con zabaione; una torta di nocciole così non l'avevo mai mangiata: una meraviglia, morbida e gustosa, fra l'altro di produzione di una pasticceria della via accanto. Ovviamente, prima di andarcene ci siamo comprati una bottiglia dell'ottimo nebbiolo che avevamo bevuto a pranzo.
Posto consigliatissimo.

Voglia di Vino
wine shop & bar
via Pertinace, n. 7/a – 12051 Alba (CN)



08 luglio 2014

Da quanto tempo...

... non scrivevo un post! Troppo!!! Ma dovete scusarmi: prima avevo una montagna di lavoro; poi, appena sono riuscita a «staccare», me ne sono andata una settimana al mare, in Liguria. E proprio della mia vacanzina ligure vi voglio parlare in questo post. Sono stata con il Pupo a Finale Ligure.



Finale non è davvero un granché: edilizia folle, troppa gente, spiagge affollate, rumore pressoché continuo e in genere quell'atmosfera da baraccone che secondo me contraddistingue la riviera ligure. Non a caso preferisco i silenzi e gli spazi della Bretagna. Ma la Bretagna è lontana, e invece la Liguria no; e comunque ci si può sempre rifugiare nell'entroterra ligure, che ancora una volta mi ha piacevolmente stupita. Infatti, in una settimana io e il Pupo abbiamo gironzolato parecchio fra le località vicine a Finale. Prima fra tutte per comodità (ci si va a piedi) è Finalborgo, un antico nucleo urbano cinto da mura, in posizione elevata, con magnifiche stradine pedonali, belle piazze, angolini suggestivi pieni di fiori meravigliosi (buganvillee, belledinotte, capperi), ma anche deliziosi ristorantini e negozietti di artigianato (cari!). Il borgo è tutto pedonale, con tanti dehors dove accomodarsi per una birra di produzione locale o per gustare una buona cenetta a base di piatti liguri «veri»: verdure ripiene, farinata, coniglio, torte verdi... Se volete assaggiare queste prelibatezze vi consiglio l'Osteria del Cavolo, davvero carina (qui recensione Tripadvisor).











Un altro borgo dell'entroterra che abbiamo visitato è Bussana Vecchia. Bussana è famosa per essere stata abbandonata decenni fa in seguito a un terremoto e poi «resuscitata» negli anni settanta da artisti e artigiani olandesi e tedeschi che vi si sono stabiliti, aprendo atelier e sistemando le case diroccate. Questa almeno è la leggenda. La realtà, purtroppo, è molto deludente: il borgo è in rovina, fatiscente e maltenuto. I famosi negozietti erano praticamente tutti chiusi (a luglio!) e di tedeschi e olandesi c'eran solo i turisti. L'unica testimonianza della presenza di qualcuno che ci si è installato consiste in immondizia abbandonata per strada, carabattole affastellate fuori dalle abitazioni, qualche imbrattamento pseudo-artistico sui muri scalcinati. Insomma, sembra un posto occupato da squatter. Non ci andate. Qui vi metto due foto decenti che sono riuscita a scattare, ma vi assicuro che tutto il resto è nell'incuria più totale.



Se invece volete vedere un luogo davvero da favola, andate a Verezzi. E preparatevi a lasciarci il cuore. Situato in posizione dominante, è un minuscolo borgo di case di pietra ben tenute con una vista spettacolare sulla costa. C'è una piazzettina incantevole, dove in estate si tiene un famoso festival di teatro. Ci sono molti locali per mangiare o bere un aperitivo con una vista mozzafiato, un venticello magnifico, tanti fori e piante tutt'intorno. Le stradine lastricate in saliscendi sono pervase da ottimi profumini di buona cucina ligure, e c'è anche un paio di bei negozi di artigianato. L'ideale è andarci verso il tramonto, prendersi un aperitivo al Cappero (qui recensione Tripadvisor; sito ufficiale) e poi fermarsi per cena, in modo da ammirare le mille lucine che si accendono sulla costa quando fa buio. Un posto indimenticabile.











Più in basso, verso la costa, c'è Borgio (in effetti il comune si chiama Borgio Verezzi, e comprende entrambe le località). La parte «a mare», diciamo così, è bruttina, con le solite palazzine anni sessanta; ma su una collinetta c'è il vecchio nucleo di Borgio, composto da una piazzetta con una bella chiesa, qualche viuzza acciottolata e poco altro, ma è tutto molto carino e ben tenuto. Ah, state attenti perché ci abita un temibile cagnetto che risponde al nome (evidentemente ironico) di Golia, un botolino cicciottello ma agguerrito! Vi consiglio di abbinare la vista del nucleo al tour delle grotte di Borgio Verezzi, che sono meno famose di quelle di Toirano, ma direi che sono più belle. Di sicuro sono molto varie e ben illustrate da guide competenti e appassionate della materia. Ve le consiglio: avrete l'impressione di essere finiti nel vecchio film Viaggio al centro della Terra!



Ma a proposito di Toirano: il nome evoca subito le grotte. Belle, per carità; ma non è da trascurare nemmeno la località omonima, sempre nell'entroterra. Anche qui, casette ben tenute, belle piazze, stradine suggestive, niente negozi di salvagenti e gommoni... Se volete mangiare in un buon posto, vi consiglio il bar Da Malin (qui recensione Tripadvisor): buona cucina, grande gentilezza della cameriera, passione per i prodotti locali (nota bene: non è vero che fanno cucina jugoslava come dice Tripadvisor!).




Ma se proprio non potete fare a meno dall'atmosfera «marinara» della costa, una località che unisce «le 3 S» – spiaggia, sole e sabbia – a un certo fascino medievale è la piccola Noli, con i suoi carruggi, le case antiche, le pavimentazioni di ciottoli bianchi e neri, le torri medievali (peccato per gli «stagionati» chicoplaya in canotta e braghette che rovinano qualunque inquadratura...).





E poi, per restare in tema di «3 S», c'è la sempre bella Varazze, con il suo grande centro storico, la riqualificata zona del porto e soprattutto il magnifico Lungomare Europa, con la romantica Villa Araba, tutto pedonale, fra agavi, fichi d'India e buganvillee da una parte e gli scogli sul mare dall'altra.


Lo so, è stato un post lungo, e vi faccio i complimenti se siete riusciti ad arrivare fino a qua. Ma era troppo tempo che non scrivevo nulla sul blog e volevo condividere con voi questa bella vacanzina, breve ma ricca di scoperte.
A presto (magari la prossima volta con un post più breve...)!

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