venerdì 15 marzo 2013

Recensione libro: La spiaggia rubata, Joanne Harris

La sera fate fatica a prendere sonno? Nessun problema: leggete questo libro!
Ero andata in biblioteca con l'intenzione di prendere in prestito Chocolat, di cui ho letto critiche positive e di cui ho visto la riduzione cinematografica. Avevo anche letto recensioni ai libri dell'autrice, Joanne Harris, che menzionavano graziosi paesini francesi, gente che chiacchiera nei caffè, torte e pasticcini gustati fra amiche, profumi, sapori, colori e così via. Tutto questo mi ha fatto credere che nei romanzi della Harris ci fosse davvero qualcosa della Francia come la conosco io: mercati pieni di colori, vivaci caffè, incantevoli paesini, gente che sa come vivere. Ma in biblioteca Chocolat non c'era; c'era però questo libro, ambientato in un'immaginaria isoletta atlantica, Le Devin, a poca distanza da Noirmoutier (quest'isola esiste davvero, ed è semplicemente stupenda!), in Vandea, vale a dire in quasi-Bretagna. Ovviamente, come sempre accade quando c'è di mezzo la Bretagna e la costa atlantica della Francia, non ho potuto resistere e ho preso in prestito questo romanzo con tante belle aspettative. E invece, una delusione! L'ho trovato un libro proprio brutto. Innanzitutto è noiosissimo: a metà (vale a dire intorno a pagina 250, perché è pure un romanzo lungo) cominci a chiederti: «Ma quand'è che inizia la storia?». Speri che nelle restanti 250 pagine (che non sono poche) succeda qualcosa, e invece no. O meglio, qualcosina succede, ma è veramente pochino, certo non abbastanza per giustificare l'esistenza di questo romanzo: in linea di massima vi posso dire che l'isoletta consta di due paesi, uno fortunato e l'altro depresso (originalissimo...), quest'ultimo abitato da gente triste, arretrata, superstiziosa e priva d'iniziativa. Ma quando arriva la protagonista, originaria di Le Devin ma poi trasferitasi a Parigi, chissà perché tutti diventano operosissimi, pieni di voglia di fare, ottimisti, e le rivalità tra famiglie si appianano come per magia. Ma a pensarci bene anche la trama di Chocolat è piuttosto simile: un paese retrogrado e opprimente che, grazie all'arrivo di un'estranea, la cioccolataia (inizialmente guardata con sospetto), diventa il paesello dove chiunque vorrebbe vivere. Insomma: sembra proprio che per la Harris (mezza francese e mezza inglese) i villaggi francesi siano belli se ci arriva qualcuno da fuori, o almeno da Parigi, a cambiarli. La protagonista di questo romanzo, fra l'altro, è antipaticissima e mi sono guardata bene dall'identificarmici. Gli altri personaggi, se si fa eccezione per il nome, sono più o meno tutti uguali; l'unico che esce lievemente dal coro (perché piace alla protagonista e ha i capelli rossi e vive in un bunker) è terribilmente stereotipato: un'adolescente avrebbe saputo immaginarsi un uomo più interessante. E poi, una cosa che detesto in certi autori: il fatto che la Harris, evidentemente incapace di caratterizzare un personaggio in base alle azioni che gli fa compiere e alle parole che gli fa pronunciare, debba ripetere di continuo al lettore il modo in cui lei vuole che questi personaggi siano interpretati. Faccio un esempio: in 430 pagine di libro, l'«affascinante» Claude Brismand non si riesce proprio a capire cos'abbia di affascinante... Questo per quanto riguarda i personaggi. Per ciò che concerne l'ambientazione, poi, un disastro: io conosco piuttosto bene la Bretagna e i suoi abitanti (ci sono andata in vacanza per dieci anni), e vi posso assicurare che leggendo questo libro non ci ho ritrovato nulla di questa magnifica terra, né dal punto di vista dell'«atmosfera» né tanto meno da quello «fisico»: se non conoscete la Bretagna, con questo romanzo state sicuri che non ve ne farete la benché minima idea. E poi lo stile: la Harris non sa scrivere tanto bene, a voler essere clementi. Quando tenta delle metafore, ottiene dei risultati nella migliore delle ipotesi ridicoli; un esempio? «Mi girai d'impulso verso Flynn e lo baciai; un bacio lungo, senza respiro, che sapeva di sale, la mia bocca incollata alla sua come una patella»: ma che schifo!!! Per fortuna la Harris è anche discontinua, e così, dopo essersi sforzata per mezzo libro di creare metafore poetiche, nella seconda metà ci ha rinunciato (e il lettore tira un sospiro di sollievo). Da redattrice, correttrice di bozze e impaginatrice quale sono, sospetto però che anche la traduzione, o quanto meno la revisione, abbia una parte di colpa in questo stile così involuto: per esempio, ogni tanto ci sono dei pronomi personali che non si capisce bene a chi si riferiscano; aggiungeteci qualche refuso qua e là, oltre a un'impaginazione non proprio curata, e ne esce un prodotto davvero da evitare. E se, come me, vi siete sbagliati e non l'avete evitato, ci sia augura almeno di dimenticarsene presto. Magari con l'aiuto di un buon libro.

La spiaggia rubata
di Joanne Harris, ed. Garzanti, 2002, € 17,00, 429 pagine

3 commenti:

  1. Ho preso nota grazie.
    Buona domenica
    Mandi

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  2. Capisco benissimo quel che dici!
    Una volta letto Chocolat e il suo sequel "Le scarpe rosse",che ho davvero adorato,ho pensato "ho trovato la mia scrittrice preferita!" e quindi mi son buttata a capofitto a leggere altri romanzi della Harris ma purtroppo ho notato che va avanti per cliché proprio come descrivi te,sempre gli stessi e veramente troppo scontati. In "vino, patate e mele rosse" ad esempio c'è una donna sola, con una bambina, vittima delle dicerie del paese finché non arriva l'uomo della situazione, colpo di fulmine e lieto fine (che si presagiva già dalla ventesima pagina)..non ti ricorda qualcosa?? Sono libri ben scritti, abbastanza piacevoli, ma alle lunghe un po' deludenti.
    La "trilogia di Chocolat" resta per qualche motivo di un livello diverso,come se l' avesse scritta qualcun altro, forse perché ormai Vianne è davvero uno dei miei personaggi del cuore :)

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  3. L'ho trovato nella "Biblioteca del Centro" Commerciale . . . pensando a Chocolat (il film) mi sono detta: "Perché no?" . . . ma non mi prende e dopo una settimana sono andata alla ricerca di "notizie". Grazie a te mi sento libera di riportarlo da dove l'ho preso anche se sono arrivata solo al "naufragio" della Santa. ;-)

    Granzie, Fior

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