martedì 12 febbraio 2013

Recensione libro: Forrest Gump, Winston Groom

«E così ero un'altra volta in partenza, e quella notte la mia mente era piena di pensieri. Pensai al mio ritorno a casa, alla mia mamma, al povero vecchio Bubba e all'affare dei gamberetti, e naturalmente anche a Jenny Curran. Ma più di ogni altra cosa al mondo avrei voluto non essere così idiota.»
Chi non ha visto il film Forrest Gump, tratto da questo libro di Winston Groom? Per quanto mi riguarda, ogni volta che lo danno in tv non posso fare a meno di rivederlo, un po' come Pretty woman e Una poltrona per due. Lo trovo un film stupendo. E anche per questo motivo, il libro mi ha delusa. Intendiamoci: è scritto bene, ha dei momenti piacevoli, spiritosi e abbastanza coinvolgenti. Ma il problema è proprio questo: non ti coinvolge mai del tutto, non riesce a farti identificare nel povero idiota Forrest né a farti sentire presente alle sue vicende. Immagino che questo sia dovuto al fatto che le cose che capitano a Forrest sono totalmente assurde, roba degna de Le avventure del barone di Münchhausen, così improbabili da risultare ridicole, o peggio, risibili. Il culmine (o forse dovrei dire il fondo...) lo si tocca quando Forrest va nello spazio per poi atterrare in Nuova Guinea, dove rimane per anni fra i cannibali e i pigmei, in compagni di un orango.
E poi la più grande delusione sono i personaggi. Inevitabile il confronto col film. Nel film, la mamma di Forrest è fantastica: si fa in quattro per il figlio, è determinata, furba ma soprattutto saggia, sa sempre qual è la cosa giusta da dire a Forrest e lo consiglia per il meglio, e in fondo se a lui va tutto bene è merito degli insegnamenti della madre. Nel libro lei è insopportabile, sempre a piangere e torcersi le mani, totalmente inutile se non dannosa per Forrest, che è costretto a non raccontarle mai nulla di sé e delle sue disavventure per non farla piangere un'ennesima volta. Anche Jenny, che nel film è una figura complessissima, piena di problemi, di chiaroscuri (io l'adoro!), nel libro è di poco meglio di una sciacquetta moralista, di una noia mortale. E il mitico tenente Dan? Nel libro non è un granché, anche se forse è l'unico personaggio tollerabile fra quelli poi ripresi dal film.
Insomma, non mi è piaciuto, e non mi sarebbe piaciuto neanche se non avessi fatto l'inevitabile confronto col film. Si lascia leggere perché è scritto bene, ma l'ho trovato nel complesso piuttosco sciocco. Un'occasione persa, per fortuna non da Zemeckis.
Lasciate perdere. Voto: 3 su 5.


Forrest Gump
di Winston Groom, ed. Sonzogno, 1994 (orig. 1986), €10,00 circa, 258 pagine

3 commenti:

  1. Anch'io ADORO Forrest Gump!!!! L'avrò visto non so più quante volte e ogni volta scopro qualche dettaglio che mi era sfuggito.....
    Col passare de tempo mi sono resa conto che quasi tutti i film (ma i pochi altri si contano sulla mano...)dove c'è Tom Hanks mi piacciono da matti!!!
    Di solito quando leggo un libro difficilmente una volta che viene trasformato in film, mi piace... La lettura ti permette di 'immaginare' quello che stai leggendo invece il film se non è fatto più che bene, ti lascia l'amaro.... Finora solo un libro 'tradotto' in film mi è piaciuto. Il libro, per me, è scritto in maniera avvincente e il film, grazie anche agli interpreti, mi trasmette le stesse sensazioni ed è 'Intervista col vampiro' detto poi da una persona a cui il genere non piace!!!! Mi è piaciuto tutto anche se a volte è davvero inquietante!!!
    Comunque se dovessero ritrasmettere Forrest Gump lo riguarderò di nuovo... ;-))))
    Buona giornata e..... Kisssssssssssssssss

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  2. grazie per questa bella recensione! sono d'accordo con Betta, spesso i film tratti dai libri sono deludenti...
    buono a sapersi, non lo leggero' di certo, anche perche' forrest gump il film mi piace moltissimo!

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  3. bello bello.
    Mi è piaciuto sia leggere il libro che vedere il film. Ciao

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