giovedì 19 ottobre 2017

Una passeggiata nell'Oasi Zegna

Ciao a tutti e ben ritrovati, dopo un altro bel po' di tempo che non scrivevo sul blog.
Oggi voglio parlarvi di un parco che ho scoperto da poco: l'Oasi Zegna (sito web qui; pagina Wikipedia qui). L'Oasi Zegna è un'area naturalistica in provincia di Biella, in Piemonte. Venne istituita dall'imprenditore Ermenegildo Zegna, da cui prende il nome, che fondò a Trivero la ditta Zegna, ma non solo: come altri industriali "illuminati" e "umanisti" dell'epoca (una razza ormai completamente estinta...), costruì le case per i dipendenti e un centro dedicato alla salute, alla formazione, allo sport e al tempo libero dei suoi concittadini. Oltre a tutto ciò, fece rimboschire le pendici della montagna, e da qui nacque l'Oasi Zegna.


Questo parco comprende svariati sentieri, di diverse lunghezze, gradi di difficoltà e altitudine. Non mancano, poi, le strutture ricettive: rifugi, alberghi, ristoranti, bar, ma anche birrifici e caseifici. Insomma, un bel modo per scoprire il territorio: passeggiare e gustarne i prodotti.
Così, sabato scorso io e il Pupo abbiamo deciso di andare all'Oasi Zegna per fare una prima passeggiatina "propedeutica", cioè una camminata breve e semplice per cominciare a studiare la zona, in vista di un trekking più impegnativo magari in primavera. Di domenica vengono organizzate molte passeggiate tematiche guidate, ma noi abbiamo preferito fare per conto nostro. Abbiamo scelto la Passeggiata dei Rododendri, breve (un'ora e mezza) e facile (percorribile anche da disabili in carrozzella e genitori con passeggini). Certo, in questa stagione i rododendri non sono fioriti, ma comunque la natura è bellissima, con i colori autunnali che tanto piacciono a me. In realtà, abbiamo trovato un po' confuso il sistema di indicazione dei sentieri, perché molti si intersecano fra loro o si sovrappongono per alcuni tratti. Infatti, all'inizio il sentiero che abbiamo percorso non era molto facile: era piuttosto ripido e di certo non adatto alle sedie a rotelle, dato che fondo era di terra, coperta da tantissimi ricci di castagne caduti.


Comunque, dopo poco il sentierino si è congiunto al vero percorso dei Rododendri, molto meno "selvaggio", ma comunque incantevole: il fondo era cementato e cintato da una staccionata.


In alcuni punti sembrava di essere quasi in un giardino giapponese (io li adoro!).



Ma tutt'intorno c'erano boschi montani molto misteriosi.


Finita la nostra passeggiata, siamo risaliti in auto, che avevamo lasciato a Trivero, e dopo pochi chilometri abbiamo trovato il Birrificio Jeb (sito web qui), un posticino davvero carino, praticamente su un tornante della strada che risaliva la montagna, un angolino tranquillo e un po' surreale. Ci siamo accomodati a un tavolone con panche all'aperto, sotto una tettoia, e abbiamo pranzato con tagliere misto (il Pupo) e una miaccia al formaggio (io), accompagnati ovviamente da due ottime birre artigianali – e lo dice una che non ama particolarmente la birra, ma dopo una passeggiata nella natura, sotto il sole, che cosa c'è di meglio?


La miaccia (v. qui), per chi non la conoscesse, è una specie di crêpe salata di farina bianca e gialla tipica della Valsesia e dei Walser, davvero squisita, che si può farcire con formaggi e affettati.
Bene, vi ho fatto venire voglia di fare una salto da queste parti? Spero di sì!
Alla prossima!

giovedì 18 maggio 2017

Provati per voi: ristorante cinese
Chen Lon (Torino)

Bentrovati a tutti! Eccoci di nuovo alla rubrica Provati per voi.
Questa volta andiamo a mangiare in un ristorante cinese. «Sai che novità!» direte voi. E invece il Chen Lon è diverso da tutti i ristoranti cinesi che ho provato in Italia.



Tanto per cominciare, dimenticatevi arredamenti pacchiani, decorazioni ridondanti, luci fredde, discutibili gattini della fortuna, pannelli scolpiti in finto legno e acquari più o meno ornamentali. Questo ristorante si distingue subito per un ambiente dai colori neutri e caldi, con un arredo pulito e lineare, dal sapore quasi più giapponese che cinese. Anche l'apparecchiatura è più curata del solito, con finezze quali il poggia-bacchette.





Ma ciò che colpisce di più (e che mi ha fatto molto felice!) è che il menu non ha (soltanto) le consuete portate da ristorante cinese in Italia. Per chi desidera provare qualcosa di diverso dalla solita, micidiale trimurti «involtino primavera-riso cantonese-pollo con mandorle», magari coronata dal gelato fritto, qui c'è ampia scelta. Infatti troverete piatti particolari, regionali e di stagione. Inoltre, ci sono gli «speciali del mese», proposte davvero interessanti che cambiano di volta in volta: io e i miei commensali, per esempio, abbiamo ordinato un piatto di bambù da condividere; un amico della proprietaria lo coltiva a pochi chilometri da Torino, quindi non era un prodotto surgelato, e si sentiva: rondelle piuttosto croccanti dal gusto che ricordava un po' quello dei topinambur, davvero deliziose.
Come antipasto, ammetto che non mi sono subito lanciata in scelte temerarie, e ho optato per i ravioli alle verdure cotti al vapore, un piatto che prendo spesso al ristorante cinese. Ma è stato un buon modo per fare un raffronto con i «soliti» ravioli: questi erano... diversi: si capiva bene che la pasta era stata fatta a mano e le varie verdure avevano sapori più definiti, mentre spesso capita che il ripieno sia un miscuglio in cui non si distinguono i singoli ingredienti.


Come primo non ho potuto fare a meno di ordinare i noodles; non i soliti spaghetti di soia o di riso (che comunque mi piacciono molto), ma gli «spaghettoni» di grano tipo tagliatelle, fatti a mano, conditi con verdure miste: erano squisiti! La porzione era così abbondante che, trattandosi del pranzo, non ho ordinato altro, a parte un tè al gelsomino.
Però ho sbirciato i piatti dei miei commensali. Mia suocera ha ordinato l'anatra alla pechinese, che avrei volentieri spiluccato se non fosse che sono vegetariana (tanto più che anche quella era una mega-porzione!): aveva un aspetto davvero invitante, accompagnata da verdurine à la julienne e piccole crêpes di farina (credo) di riso.


Il Pupo, invece, ha «osato» ordinare le «teste di leone», che in realtà sono delle polpette di maiale, non di leone...
Il servizio mi è sembrato buono, non confusionario come capita talvolta nei ristoranti cinesi. I prezzi sono un pelino più alti della media, ma le porzioni sono abbondanti e poi i cibi sono davvero «cucinati», non solo tirati fuori dal congelatore, scaldati e poco altro. Ci tornerò di sicuro, anche per provare nuovi piatti, e ve lo consiglio caldamente.
A presto!

Ristorante cinese Chen Lon
via Principi d'Acaja 35 H, Torino
tel. 011 43 45 441
info@ristorantechenlon.it
aperto dal martedì alla domenica
pranzo 12-14.45, cena 19-23.30

© Le foto sono prese dal sito web del ristorante

domenica 30 aprile 2017

Prodotti finiti del mese: aprile 2017


Ciao a tutte, carissime amiche!
Oggi il tempo sta volgendo al brutto: si è annuvolato, e così è sfumata la mia intenzione di mettermi fuori al sole a leggere. Fa decisamente troppo freddo, per i miei gusti... Così colgo l'occasione per parlarvi dei prodotti beauty che ho finito durante il mese di aprile.

Bagnoschiuma L'Erbolario al tiglio
Premetto che non conosco il prezzo di questo bagnoschiuma, perché mi è stato regalato. Inoltre, il tappo in origine era più carino, in quanto imitava il legno; ma poi, a forza di bagnarsi sotto la doccia, si è staccato ed è rimasto quello che vedete in foto, di plastica bianca. Prodotto molto buono, che fa tanta schiuma come piace a me, anche quando se ne usa una piccola quantità. La profumazione è molto delicata (forse anche un po' troppo...).

Crema antirughe Revitalift Laser x3 di L'Oreal
Ebbene sì: mi sono fatta incantare dalla pubblicità! E ho fatto male, perché come antirughe e ridensificante non vale proprio niente. Inoltre, il prezzo non è neanche dei più bassi (io comunque l'ho comprata tramite Amazon per €10). Come crema idratante e nutriente va bene, ha una consistenza piacevole e un buon profumo. Ma non la ricomprerò.

Struccante occhi bifasico Yves Rocher
Premetto che gli struccanti bifasici (quelli da agitare prima dell'uso) non mi piacciono, perché sono unti. Ho però voluto provare questo. Il makeup lo leva bene, non c'è che dire, ma proprio non mi piace la sensazione di pesantezza che mi lascia sugli occhi: preferisco prodotti più freschi.

Trattamento ristrutturante per capelli all'olio di argan Vitalcare
Mah... Non ho capito se questo prodotto è buono o meno. Appena applicato sui capelli li lascia morbidi e luminosi, ma dopo poco l'effetto svanisce, e i capelli mi tornano crespi e antipatici come prima.

Crema notte antirughe Elixir 7.9 Yves Rocher
Solo un campioncino di certo non basta per capire se la crema è efficace o meno, ma comunque questo prodotto è gradevole da stendere sul viso, non unge e ha un buon profumo.

Siero antirughe rimpolpante Yves Rocher
Stesso discorso fatto per il prodotto precedente.

Crema viso per pelli impure L'Erbolario
Ecco: questa crema mi è piaciuta molto, tant'è vero che mi sono poi comprata il flacone grande. Ha un ottimo profumo che «sa» di prodotto curativo, rende la pelle morbida e la purifica davvero.

Maxidischetti leva-trucco Crai
Costano poco e sono abbastanza validi: non si sfilacciano e sono piuttosto compatti. Però la taglia maxi non mi piace, perché i dischetti mi servono solo per gli occhi; quindi ne ho usato solo metà per volta.

Ed ecco finita la mia carrellata di prodotti.
Alla prossima!

lunedì 24 aprile 2017

London calling
Londra – primo giorno

Bentrovati a tutti, cari amici lettori!

Oggi voglio inaugurare una serie di post per raccontarvi della mia vacanzina a Londra. Ovviamente, un post solo non potrebbe bastare, anche se sono stata nella capitale britannica per poco. Ma in quei due giorni interi più un pomeriggio e una mattina ho vista davvero un sacco di cose. Era la mia prima volta a Londra, così, un bel po' di tempo prima di partire, mi sono preparata vari itinerari giornalieri, che ho strutturato in questo modo:

• Primo giorno (pomeriggio): City
• Secondo giorno (intero): West End
• Terzo giorno (intero): Hyde Park; Kensington; Notthing Hill
• Quarto giorno (mattinata): South Bank



All'interno di ogni giornata ho pianificato le cose più interessanti da vedere, ma solo da fuori, perché avendo così poco tempo a disposizione non mi è parso il caso di perdere delle ore nelle visite a musei e chiese (sarà per un'altra volta...).
Per la pianificazione mi sono basata sulla guida Londra di Lonely Planet-Edt, sia nella versione lunga sia in quella pocket – di cui fra l'altro ho corretto le bozze, dato che lavoro per questo editore.


Era un sacco di tempo che volevo andare a Londra, ma fra una cosa e l'altra ho sempre rimandato. Poi, però, il settembre dell'anno scorso ho saputo che la mia amata rock band The Who avrebbe suonato l'opera rock Tommy per intero niente meno che alla Royal Albert Hall tra fine marzo e inizio aprile del 2017. Così ho colto l'occasione per spiccare il volo verso Londra!
Già che c'eravamo, io e il Pupo abbiamo anche comprato i biglietti per The Phantom of the Opera, il magnifico musical di Andrew Lloyd Webber, che viene messo in scena sei giorni su sette tutto l'anno allo Her Majesty Theatre.
Abbiamo poi prenotato un hotel della catena Premier Inn, situato in ottima posizione, a 10 minuti a piedi dalla Tower of London e dal Tower Bridge e vicinissimo alla stazione della metropolitana Aldgate East. Ma vi parlerò dell'hotel in un altro post.

Ma ora iniziamo la nostra gita a Londra, partendo ovviamente dal primo giorno.
Fra volo e spostamento dall'aeroporto di Stansted all'hotel, sistemazione in camera e cambio di abiti, il nostro pomeriggio è cominciato alle 15 circa.
Prima tappa dell'itinerario, visto che eravamo a due passi, doveva essere la Tower of London. Ma poi, come tipico dei Pupi, abbiamo fatto una piccola deviazione subito a est, dove abbiamo scoperto un delizioso porto sul Tamigi: i St Katharine Docks.


Da lì, in due passi abbiamo raggiunto la Tower of London.


In queste foto si vede la Tower con sullo sfondo la City.  


Si possono notare alcuni grattacieli che ormai formano lo skyline di Londra: da sinistra, il Walkie Talkie, il Cheese Grater (Leadenhall Building) e l'iconico Gherkin (quello a forma di «cetriolo», per l'appunto).


Non avevamo ancora pranzato, così ci siamo fiondati in un Pret a Manger, una catena di negozi che vendono panini in stile francese, insalate, viennoiserie, smoothie, succhi, caffè e così via, da mangiare e bere sul posto o da portar via. Di questi Pret a Manger ce n'è a dozzine, a Londra: una bella comodità, perché costano poco e sono buoni. Rifocillati, ci siamo rimessi in marcia verso ovest lungo Cannon Street, una bella strada con palazzi maestosi, che corre parallela al Tamigi.






Cannon St è davvero una strada trafficata: auto (per lo più taxi), autobus rossi a due piani, ma anche biciclette e pedoni, che camminano velocissimi. In effetti, una cosa che ho notato (con sollievo...) è che le donne, anche le più eleganti, in quella zona hanno tutte le sneakers. Comunque, per togliersi dal traffico, basta deviare di un paio d'isolati per scoprire angoli tranquilli e silenziosi: una bella residenza, il giardinetto di una chiesa...



Nei pressi di Cannon St sorge il Monument, una colonna alta 60 metri che ricorda il Grande Incendio di Londra del 1666, che praticamente rase al suolo la città. Infatti, quella che oggi appare come una zona ipermoderna, il quartiere degli affari, dei grattacieli e degli edifici avveniristici, cioè la City, corrisponde in realtà a quella che era la vecchia Londra: in passato, Londra era la City!


Continuando su Cannon St si arriva alla Cattedrale di Saint Paul, che non ha bisogno di presentazioni.


Superata di poco la cattedrale, abbiamo svoltato a destra in Old Bailey Street e siamo andati verso nord fino allo Smithfield Market, il mercato della carne, aperto dalle 2 di notte alle 10 del mattino. E' un mercato storico: Dickens in Grandi speranze ne parla come di un posto infernale, lercio e malsano (come doveva essere gran parte della città in qull'epoca, a dire il vero...). Noi l'abbiamo attraversato quando era ormai chiuso, e di certo non è più come doveva essere in epoca vittoriana – però abbiamo visto un topolino che si aggirava furtivo sotto le arcate in ferro battuto colorato!

Attraversato il mercato, abbiamo cominciato a zigzagare un po' «a naso» nella City dei grattacieli, andando verso est, in modo da fare ritorno al nostro hotel. La cosa bella della City è la sua commistione di edifici avveniristici, torri scintillanti di vetro, ma anche chiesette in rovina, vecchi pub e angolini inaspettati. Come il Leadenhall Market, che non è più un mercato coperto, bensì un'elegante galleria in ferro e vetro con negozi e pub, risalente all'Ottocento. Compare anche nei film di Harry Potter!




La City è strana... Ha edifici altissimi, ma le strade sono piuttosto strette, per cui dà un senso di vertigine, ha un che di claustrofobico, e decisamente un grande fascino.

Qui sotto, a sinistra, l'edificio dei Lloyd's of London, di Richard Rogers. 



Il Gherkin (30 St Mary Axe), l'iconico grattacielo progettato da Norman Foster.


Come dicevo, in mezzo a questa foresta di grattacieli ci sono angoli antichi, spazi più ariosi, e soprattutto invitanti pub. Quando siamo passati da quelle parti, erano le cinque e mezzo circa, e i pub erano presi d'assalto dagli impiegati della City, che, usciti dagli uffici, con i loro abiti eleganti e formali si scolavano pinte di birra degne di un lupo di mare! Un altro dei bei contrasti di Londra...




E così, ancora due passi, e siamo tornati al nostro hotel, che si trova nella parte est della City. Abbiamo cenato in albergo; io ho preso (c'è forse bisogno di dirlo?) un fish and chips, niente male davvero, e ho assaggiato una birra inglese che non mi è spiaciuta, anche se sono una fan delle birre tedesche, in particolare le weiss. Così, stanchi ma soddisfatti e con la pancia piena, abbiamo concluso il nostro primo giorno londinese.

Al prossimo post, con il secondo giorno: maratona-West End!

domenica 26 marzo 2017

Il mio giardino del mese: marzo

Ciao a tutti, carissimi amici e amiche mie!
Eccomi di nuovo qui per fare due chiacchiere con voi. Ormai è primavera e, nonostante le piogge degli ultimi giorni (o forse proprio grazie ad esse), sono spuntati tantissimi fiori nel mio giardino, e i boschi sulle colline intorno a casa sono pieni di alberi tutti bianchi di fiori: sono ciliegi selvatici, castagni, ma anche biancospini. Nel mio boschetto, invece, ci sono le prime foglioline, e il prato è di nuovo tutto verde. I giorni scorsi ho scattato qualche foto per immortalare un po' di questa magnifica natura e per condividerla con voi.
A presto!


  







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