31 ottobre 2013

Il mio giardino di ottobre


Come mia abitudine da un po' di tempo a questa parte, alla fine
del mese pubblico un collage con le foto del mio orto/giardino.
Siamo alle soglie di novembre, e dunque oggi vi mostro alcuni scatti relativi a ottobre. Guardate come sono già cambiati i colori rispetto ai mesi precedenti (giugno, luglio, agosto e settembre): è proprio autunno!

29 ottobre 2013

Recensione libro: I ponti di Madison County, di Robert James Waller

Chi non conosce la trama di questo libro? Chi non ha visto l'omonimo film. Ma se non avete visto il film, niente paura: nonostante i paroloni introduttivi, nonostante le promesse di chi, nella finzione letteraria, è stato incaricato dai figli di Francesca di raccontare le vicende della loro madre defunta e del fotografo Robert Kinkaid, la trama non è proprio niente di originale: è sostanzialmente una storia di corna.
Anni Sessanta; gretta e retrograda campagna americana. Francesca, una quarantacinquenne sposata con un agricoltore gretto e retrogrado, appena il marito si assenta per una fiera agricola («zoticone!», si direbbe che pensi l'autore), s'innamora – ricambiata – di un fotografo di passaggio; e se fosse passato l'omino della FedEx, si sarebbe innamorata di lui, aggiungo io! Ma questo amore è travolgente (e dura ben quattro giorni!); tuttavia lei decide, per il bene della famiglia, di restare col marito gretto e retrogrado e di rinunciare al fotografo, il quale riprende i suoi vagabondaggi per il mondo fotogenico.
Interessante è la premessa del libro: come accennavo prima, nella finzione letteraria il testo è scritto da un romanziere su incarico dei figli di Francesca. E lui – astuto! – mette subito in guardia il lettore: non pensi che questa sia solo un'altra storia d'amore strappalacrime e sdolcinata, no! Il lettore peccherebbe di cinismo! Si renda invece conto, il lettore, che è una storia davvero coinvolgente, profonda, diversa dalle altre storie d'amore. Insomma: se voi siete convinti di aver vissuto, o di stare vivendo, o magari sperate di vivere in futuro una bella storia d'amore, non v'illudete: non sarà mai all'altezza di quella di Francesca e Robert.
E già a questo punto della lettura mi sono incavolata. Ma che ci avranno 'sti due che noi altri (poveri sfigati) non abbiamo? Eh, ve lo spiego subito. Lei ha querantacinque anni, ma è tanto, tanto bella, ha le gambe lunghe e flessuose e i seni che sfidano la legge di gravità. Lui (anche se lei dice che non è bello) è snello, atletico, asciutto, muscoloso ecc. ecc. E Francesca, nelle parole del finto narratore e in una sua lettera, lo ripete varie volte: i pettorali che spuntano dalla camicia un po' aperta, i muscoli delle gambe che tendono i pantaloni color kaki, il guizzo (questa è bellissima!) dei muscoli del braccio quando lui cambia la marcia guidando (manco fosse il timoniere di un tre alberi in piena tempesta!). Insomma, lui non è bello, no: è solo l'uomo che non deve chiedere mai, l'uomo Denim after shave. E poi lui è «l'ultimo dei cowboys», uno sciamano, l'ultimo esemplare di un ramo evolutivo ormai estinto e così via. Non l'avete ancora capita? Lui è figo: voi no.
E qui, caro scrittore, mi spiace ma nonostante tutti i tuoi avvertimenti, sarò cinica, ma a me sembra già tutto molto stucchevole, altro che sdolcinato. E poi c'è la storiella d'amore fra i due, che dura quattro giorni quattro, ma in realtà durerà per tutta la loro vita, perché lui, si verrà poi a sapere, non toccherà mai più altra donna finché vivrà (ah ah ah! anche questa è proprio bella!). Lei invece si arrabatterà col marito gretto e retrogrado per il bene dei figli. Figli che, quando scopriranno della tresca materna, la prenderanno benissimo, soprattutto la femmina, che a un certo punto dice:

«Immàginatela [...] mentre balla con lui, qui in cucina. Pensa a tutto il tempo che abbiamo passato in questa stanza e alle immagini che certo le sfilavano davanti agli occhi mentre cucinava e sedeva qui con noi, parlando dei nostri problemi, del college da scegliere, della difficoltà di far funzionare un matrimonio. Dio, paragonati a lei siamo talmente sciocchi e  infantili

Ecco, questa frase, a mio parere vergognosa, riassume alla perfezione l'assunto del libro: noi, coi nostri problemi, le nostre presunte storie d'amore, siamo nullità, in confronto a Francesca e Robert.
Questo libro mi ha fatto venir proprio rabbia, in certi momenti. Vi assicuro che non è per nulla romantico o altro, e io non sono cinica: mi commuovo fino alle lacrime tutte le volte che guardo West Side Story, che leggo Via col vento e Jane Eyre, che ascolto Il fantasma dell'opera di Lloyd Webber e Romeo e Giulietta di Prokofiev, che vedo la scena di Dumbo in cui la mamma elefantessa è rinchiusa...
Almeno non è un libro scritto male: va giù bene, anche perché è piuttosto corto (complice l'influenza, l'ho letto in tre giorni). Quindi se volete cimentarvici (e se avete l'influenza), leggetelo pure. Ma poi non sentitevi in colpa se non vi commuovete!

I ponti di Madison County
di Robert James Waller, ed. Frassinelli, 1993 (orig. 1992), 174 pagine

25 ottobre 2013

Cuscinetto ricamato a punto croce per Halloween


Ciao!
Ecco qua un altro lavoretto che ho fatto in attesa di Halloween. Questa volta si tratta di un cuscinetto imbottito da appendere, ricamato a punto croce seguendo uno schema che ho trovato qui. Anche questa volta non mancano i gattacci neri e le zucche, ma ci sono anche cappelli da strega, pipistrelli, foglie autunnali e cuoricini.
Lo trovo molto carino: voi che ne dite?

21 ottobre 2013

Bunting all'uncinetto per Halloween


Ciao a tutti!
Halloween si avvicina, e quindi è il caso di mettersi sotto con i lavoretti orrorifici!
L'altro giorno ho terminato questo bunting 
e l'ho appeso sopra la mensola del caminetto.
Come vedete, è composto da inquietanti zucche, disgustosi ragni che si calano dalla ragnatela, spaventevoli fantasmini e temibili gattacci neri.
Che ne dite di fare un bunting anche voi? E' facile: basta avere un uncinetto e dei gomitoli di colore arancione, verde, nero e bianco.
Eccovi le spiegazioni.

Per il filo cui sono attaccate le figurette, ho semplicemente lavorato in una catenella due fili, nero e arancione, con un uncinetto più grande.

Zucca (schema originale qui)
(si lavora a spirale, senza chiudere i giri)
Giro 1: in color arancione: in un anellino magico, 6 mb (6 m.)
Giro 2: 2 mb in ogni m. (12 m.)
Giro 3: [1 mb, 2 mb nella m. successiva] tutt'intorno (18 m.)
Giro 4: [1 mb nelle prime 2 m., 2 mb nella m. successiva] tutt'intorno (24 m.)
Giro 5: [1 mb nelle prime 3 m., 2 mb nella m. successiva] tutt'intorno. (30 m.)
Fermare e tagliare il filo arancione.
Giro 6: per il picciolo si lavora a righe: attaccare il filato verde a una delle mb del giro precedente, 5 cat, 1 mb nella 2a cat dall'u., 1 mb in ciascuna delle 3 cat successive, 1 mbb nella stessa m. in cui ci si era attaccati con il verde. Fermare e tagliare il filo verde.

Gatto (schema originale qui)
Con filato nero.
Corpo
Giri 1-4: ripetere i giri 1-4 della zucca. (24 m.)
Giro 5: per la coda: 10 cat, 1 mbss nella 2a cat dall'u., 1 mbss in ciascuna delle m. successive, 1 mbss nella 1a m. che incontrate del giro 4. Fermare e tagliare il filo.
Testa
Giri 1-3: ripetere i giri 1-3 della zucca. (18 m.)
Giro 4: 1 mb nella 1a m., 2 cat, 1 mbss nella 2a cat dall'u. (primo orecchio), 1 mbss in ciascuna delle successive 4 m., 2 cat, 1 mbss nella 2a cat dall'u. (secondo orecchio), 1 mbss nella m. successiva, non lavorate le restanti m. Fermare e tagliare il filo.
Cucite la testa al corpo all'altezza del giro 4.
Ricamare gli occhi con filato verde chiaro.
Per i baffi, ho usato del filato bianco che ho sfilacciato.

Fantasma (schema originale qui)
Testa
Giri 1-3: con il filato bianco, ripetere i giri 1-3 della zucca (18 m.)
Corpo
Riga 4: da qui si lavora a righe: 1 cat, 1 mb in ciascuna delle 6 m., lasciate le rimanenti m. non lavorate, 1 cat, voltare il lavoro. (6 m.)
Righe 5-6: 2 mb nella 1a m., 1 mb in ciascuno m. fino alla penultima compresa, 2 mb nell'ultima m., 1 cat, voltare il lavoro. (10 m.)
Righe 7-12: 1 mb in ogni m., 1 cat, voltare il lavoro. (10 m.)
Riga 13: 1 mb nella 1a m. [2 cat, 1 mb nella m. successiva] tutt'intorno. Fermare e tagliare il filo.
Ricamare gli occhi con filato nero.

Ragno e ragnatela (schema originale qui)

Io ho anche indurito le figurine. Se volete farlo anche voi, andate qui, dove troverete le mie spiegazioni.

Abbreviazioni
u. = uncinetto; cat = catenella; m. = maglia; mbss = maglia bassissima; mb = maglia bassa.

17 ottobre 2013

Ossobuco e risotto alla milanese


L'ossobuco alla milanese è da sempre uno dei miei piatti preferiti. Io sono nata e cresciuta in Alessandria, dunque nel Piemonte orientale, dove l'ossobuco si cucina «alla Milanese» (anche nel Vercellese, nel Verbano e nel Novarese si fa così); invece, nelle province di Asti e Torino (e, immagino, anche Cuneo) l'ossobuco si fa col pomodoro, in umido. Io lo detesto fatto così! L'ossobuco diventa una specie di banalissima scaloppina da ristorante di pensione a due stelle. Non me ne vogliano i piemontesi occidentali, ma non c'è confronto con quello succoso, sontuoso, gustosissimo e bello grassottello della ricetta alla milanese, che ovviamente va accompagnato con un bel risotto allo zafferano. Ma la sua peculiarità sta nella cremolata, o gremolada: un trito di prezzemolo, rosmarino e scorza di limone. A casa mia, però, la cremolata si è sempre fatta solo con rosmarino e limone, e vi assicuro che è una delizia: serve a smorzare e «rinfrescare» un po' un piatto altrimenti bello sostanzioso. Provare per credere!

Ingedienti per 2 persone
• 4 ossibuchi (di vitello o vitellone)
• olio q.b.
• burro q.b.
• farina q.b.
• 3 litri di brodo (anche di dado) per la carne + brodo q.b. per il risotto
• 2 etti di riso
• cipolla tritata
• zafferano
• rosmarino
• 1 limone

In una pentola larga, rosolate olio e una noce di burro. Incidete la membrana che circonda gli ossibuchi per evitare che cuocendo si arriccino, infarinateli e fateli rosolare a fiamma vivace da entrambi i lati. Se non ci stanno nella pentola, potete farli uno alla volta e man mano metterli su un piatto. Una volta rosolati tutti e quattro, in un'altra pentola capiente mettete altro olio e burro (io non metto né cipolla né aglio, ma nulla lo vieta!), aggiungete gli ossibuchi e coprite con il brodo. Mettete il coperchio sulla pentola e procedete con la cottura. Ogni tanto dovrete aggiungere brodo e rigirare gli ossibuchi. Dovranno diventare tenerissimi, che si tagliano quasi senza coltello, e il grasso sarà morbido e delizioso. In 2 ore, 2 ore e mezzo, dovrebbero essere pronti. Io non ho aggiunto né sale né pepe, perché il brodo insaporisce abbastanza. Cuocendo potrebbe capitare che il midollo si sciolga; è un peccato, perché è tanto buono, ma pazienza! Finirà comunque nel fondo di cottura, che userete come salsa.
Nel frattempo preparate la cremolata: tritate il rosmarino e la buccia di limone e mescolateli insieme. Detto fatto!
Per il risotto alla milanese, rosolate la cipolla tritata in olio e burro; aggiungete il riso e «tostatelo» mescolando. Procedete nella cottura aggiungendo il brodo man mano che si consuma (anche in questo caso, io non metto né sale né pepe, perché il dado sala già a sufficienza). Un paio di minuti prima che la cottura sia ultimata, aggiungete lo zafferano secondo quantità indicata sulla bustina, mescolate e spegnete. Se volete, potete aggiungere un po' di parmigiano grattugiato; poi mescolate e lasciate riposare (mantecare).
Disponete gli ossibuchi in un piatto, il risotto accanto; irrorate bene con il fondo di cottura della carne (fatelo! dentro potrebbero esserci i midolli, ed è una squisitezza!) e cospargete sia gli ossibuchi che il risotto con abbondante cremolata.

Buon appetito!




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