martedì 29 ottobre 2013

Recensione libro: I ponti di Madison County, di Robert James Waller

Chi non conosce la trama di questo libro? Chi non ha visto l'omonimo film. Ma se non avete visto il film, niente paura: nonostante i paroloni introduttivi, nonostante le promesse di chi, nella finzione letteraria, è stato incaricato dai figli di Francesca di raccontare le vicende della loro madre defunta e del fotografo Robert Kinkaid, la trama non è proprio niente di originale: è sostanzialmente una storia di corna.
Anni Sessanta; gretta e retrograda campagna americana. Francesca, una quarantacinquenne sposata con un agricoltore gretto e retrogrado, appena il marito si assenta per una fiera agricola («zoticone!», si direbbe che pensi l'autore), s'innamora – ricambiata – di un fotografo di passaggio; e se fosse passato l'omino della FedEx, si sarebbe innamorata di lui, aggiungo io! Ma questo amore è travolgente (e dura ben quattro giorni!); tuttavia lei decide, per il bene della famiglia, di restare col marito gretto e retrogrado e di rinunciare al fotografo, il quale riprende i suoi vagabondaggi per il mondo fotogenico.
Interessante è la premessa del libro: come accennavo prima, nella finzione letteraria il testo è scritto da un romanziere su incarico dei figli di Francesca. E lui – astuto! – mette subito in guardia il lettore: non pensi che questa sia solo un'altra storia d'amore strappalacrime e sdolcinata, no! Il lettore peccherebbe di cinismo! Si renda invece conto, il lettore, che è una storia davvero coinvolgente, profonda, diversa dalle altre storie d'amore. Insomma: se voi siete convinti di aver vissuto, o di stare vivendo, o magari sperate di vivere in futuro una bella storia d'amore, non v'illudete: non sarà mai all'altezza di quella di Francesca e Robert.
E già a questo punto della lettura mi sono incavolata. Ma che ci avranno 'sti due che noi altri (poveri sfigati) non abbiamo? Eh, ve lo spiego subito. Lei ha querantacinque anni, ma è tanto, tanto bella, ha le gambe lunghe e flessuose e i seni che sfidano la legge di gravità. Lui (anche se lei dice che non è bello) è snello, atletico, asciutto, muscoloso ecc. ecc. E Francesca, nelle parole del finto narratore e in una sua lettera, lo ripete varie volte: i pettorali che spuntano dalla camicia un po' aperta, i muscoli delle gambe che tendono i pantaloni color kaki, il guizzo (questa è bellissima!) dei muscoli del braccio quando lui cambia la marcia guidando (manco fosse il timoniere di un tre alberi in piena tempesta!). Insomma, lui non è bello, no: è solo l'uomo che non deve chiedere mai, l'uomo Denim after shave. E poi lui è «l'ultimo dei cowboys», uno sciamano, l'ultimo esemplare di un ramo evolutivo ormai estinto e così via. Non l'avete ancora capita? Lui è figo: voi no.
E qui, caro scrittore, mi spiace ma nonostante tutti i tuoi avvertimenti, sarò cinica, ma a me sembra già tutto molto stucchevole, altro che sdolcinato. E poi c'è la storiella d'amore fra i due, che dura quattro giorni quattro, ma in realtà durerà per tutta la loro vita, perché lui, si verrà poi a sapere, non toccherà mai più altra donna finché vivrà (ah ah ah! anche questa è proprio bella!). Lei invece si arrabatterà col marito gretto e retrogrado per il bene dei figli. Figli che, quando scopriranno della tresca materna, la prenderanno benissimo, soprattutto la femmina, che a un certo punto dice:

«Immàginatela [...] mentre balla con lui, qui in cucina. Pensa a tutto il tempo che abbiamo passato in questa stanza e alle immagini che certo le sfilavano davanti agli occhi mentre cucinava e sedeva qui con noi, parlando dei nostri problemi, del college da scegliere, della difficoltà di far funzionare un matrimonio. Dio, paragonati a lei siamo talmente sciocchi e  infantili

Ecco, questa frase, a mio parere vergognosa, riassume alla perfezione l'assunto del libro: noi, coi nostri problemi, le nostre presunte storie d'amore, siamo nullità, in confronto a Francesca e Robert.
Questo libro mi ha fatto venir proprio rabbia, in certi momenti. Vi assicuro che non è per nulla romantico o altro, e io non sono cinica: mi commuovo fino alle lacrime tutte le volte che guardo West Side Story, che leggo Via col vento e Jane Eyre, che ascolto Il fantasma dell'opera di Lloyd Webber e Romeo e Giulietta di Prokofiev, che vedo la scena di Dumbo in cui la mamma elefantessa è rinchiusa...
Almeno non è un libro scritto male: va giù bene, anche perché è piuttosto corto (complice l'influenza, l'ho letto in tre giorni). Quindi se volete cimentarvici (e se avete l'influenza), leggetelo pure. Ma poi non sentitevi in colpa se non vi commuovete!

I ponti di Madison County
di Robert James Waller, ed. Frassinelli, 1993 (orig. 1992), 174 pagine

5 commenti:

  1. Mi emoziona solo a leggere il titolo.
    Un abbraccio ornella

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  2. Concordo pienamente. Ho letto questo libro un bel pò di tempo fà, era il libro in primo piano sul Club degli Editori e mi ero fidata della recensione... la stessa delusione che ho avuto con "Va dove ti porta il cuore" e "Il codice da Vinci". Perciò quando Clint Eastwood ne ha tratto un film mi ha incuriosito sapere cosa ci avesse trovato. Premetto che adoro Eastwood da quando ero ragazza, comunque il film e tremila volte meglio del libro, complice,secondo me, la presenza dei due attori protagonisti. Uno dei pochi casi che è meglio vedere il film invece che leggere il libro. Ciao, Anna.

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  3. ciao!
    grazie per esserti aggiunta ai miei lettori.. ho fatto altrettanto..
    che carino il tuo blog!
    anche io leggo molto.. ora vado a vedere un pò di tue recensioni,
    baci
    gio

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  4. Non conosco né libro né film, devo dire che non mi hai fatto venir voglia di leggerlo ma mi hai fatta ridere un sacco!! Insomma, BigJim e una un po' rifatta?? :D Ma quanto fan ridere a volte le descrizioni dei fisicacci maschili, son proprio ridicole :D !
    Se vuoi scriviamo insieme una petizione: vietiamo ai genitori di far vedere ai bambini la scena della mamma di Dumbo rinchiusa. Penso che insieme alla morte della mamma di Bambi e del babbo di Simba sia stato uno dei miei più grossi traumi infantili. Ah, aggiungi Penny al balcone che canta prima che arrivino Bianca e Bernie.
    Disney... che personaccia.
    a presto cara! :)

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  5. Rencensione divertentissima ma ti prego...correggi quel "retrograde" con retrogradO per il genere maschile e retrogadA per il genere femminile..."retrograde" è plurale! Scusa sai ma insegno Lettere e non ce l'ho fatta a trattenermi...
    Un saluto Emanuela

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